Archivio per Categoria CONSULTO ALCHEMICO-SPAGYRICO

DiAlessandra Zarone

Vitamina D3 e Vitamina K2 in formaggio e yogurt

Vitamina D3 e Vitamina K2 in formaggio e yogurt

Vitamina D3 + Vitamina K2 contribuiscono al normale assorbimento/utilizzo di calcio e fosforo. La vitamina D contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario. K2 deriva da Menachinone (NATTO estratto da Bacillus licheniformis).

Questa vitamina è prodotta principalmente dai batteri presenti nell’intestino. Nella sua forma meno attiva a livello biologico (MK-4) si concentra soprattutto nella carne e nei derivati animali, come uova, latte vaccino, yogurt.
Sono sempre i batteri intestinali quelli deputati alla sua trasformazione nella forma MK-7. A sua volta, la MK-7 si trova già trasformata nel cibo fermentato, come i formaggi fermentati e nel natto, che è soia fermentata. Si tratta di un alimento molto diffuso in Giappone, ma non così facile da reperire nei negozi occidentali.

Storia del formaggio

Secondo un’antica leggenda, il formaggio fu accidentalmente prodotto da un mercante arabo quando mise la sua scorta di latte in un sacchetto fatto di stomaco di pecora quando partì per un lungo viaggio di una giornata attraverso il deserto. Il caglio nel rivestimento del sacchetto combinato con il calore del sole ha causato la separazione del latte in cagliata e siero di latte. Questa storia sembra essere avvenuta circa 7000 anni a.C. nella Mezzaluna Fertile situata tra i fiumi Eufrate e Tigri in Iraq. I primi documenti negli inni vedici in India (da 6000 a 4000 a.C.), nei documenti egiziani (4000 b.C. e nei documenti babilonesi (2000 a.C.) mostrano chiaramente riferimenti a latte, burro e formaggio. Tuttavia, si ritiene che con l’avanzare della civiltà, l’arte della produzione del formaggio si diffuse attraverso il bacino del Mediterraneo nel resto del mondo. C’è un riferimento al formaggio nei tempi biblici (Giobbe 10:10 [ca. 1520 B.C.] e Samuele 1:17:18 e 2.17:29 [ca. 1017 b.C.]), ma la storia scritta è scarsa fino ai periodi dell’Impero greco e romano, quando vari autori hanno lasciato prove scritte. I documenti greci risalgono al 1550 a.C. circa e i documenti romani al 750 a.C., indicando che latte e formaggio erano componenti importanti della dieta di queste persone. All’inizio dell’era cristiana, latte e formaggio erano usati per il cibo in tutta Europa. Le operazioni di mungitura e cagliatura del latte sono raffigurate in un fregio sumero di El-Ubaid. Un materiale alimentare trovato nella Tomba di Hories Aha (ca. 3000 B.C.) è stato dimostrato essere formaggio. Una scena sulle pareti di una tomba di Rameside (100 a.C.) raffigura capre condotte al pascolo e anche sacchi di pelle sospesi ai pali. Tali sacchetti erano tradizionalmente usati per fermentare il latte dalle tribù nomadi. Durante la fermentazione, il drenaggio del siero di latte attraverso un panno o ciotole forate permetteva la raccolta della cagliata che, una volta salata, diventava formaggio. Ciotole con basi perforate, presumibilmente utilizzate per drenare il siero di latte, sono state trovate in diverse località in Europa e in Asia. Sono stati trovati anche cesti di canne e altri steli. Tali cesti sono usati oggi in India per fare sia il paneer Surati che la cagliata Dacca. Le impressioni di cesti trovati a Windmill Hill nel Dorset, in Inghilterra (ca. 1800 a.C.) indicano che il formaggio era fatto in Inghilterra ben prima dell’arrivo dei Romani. Il formaggio era incluso nell’offerta degli antichi greci agli dei sul Monte Olimpo, e la produzione del formaggio era chiaramente un mestiere ben consolidato al momento della scrittura di Omero. Omero, ca. 1184 B.C., riferito al formaggio prodotto con il latte di pecore e capre nelle grotte dal ciclope Polifemo.19 Tale formaggio potrebbe essere stato l’antenato del formaggio feta prodotto ampiamente in Grecia oggi.8 Più tardi, Erodoto, da 484 a 408 B.C., si riferisce al formaggio scita fatto con latte di cavalla, mentre Aristotele (da 384 a 322 B.C.) notò che il formaggio frigio era fatto con il latte di fattrici e asini. Il commercio di formaggio tra i paesi divenne importante durante il dominio dell’imperatore romano Diocleziano (284-205 d.C.). Nel 14 ° secolo, la produzione di formaggio era un’industria considerevole in Svizzera, ma l’esportazione era vietata. A quel tempo, un mercato del formaggio era operativo a Gouda, in Olanda, e si dice che il primo caseificio cooperativo sia stato avviato nel Voralberg nei Balcani intorno al 1380. Nel 1500, si registra che l’espansione della produzione di formaggio in Inghilterra, Francia, Germania e Olanda ha portato l’Italia a perdere la sua posizione dominante come produttore di formaggio.17 Il formaggio Cheddar ha avuto origine nel villaggio di Cheddar nel Somerset, in Inghilterra, ed era popolare durante il regno della regina Elisabetta I (1558-1603), anche se si dice che fosse conosciuto da tre secoli prima. Il periodo dal 1860 al 1880 vide l’introduzione di un sistema di fabbrica in tutto il mondo della caseificazione.
Il primo caseificio fu fondato nella contea di Oneida, New York, e si dimostrò Nel 1870 fu aperto il primo caseificio britannico nel Derbyshire. Alcuni formaggi furono sviluppati solo in seguito per estinguersi. I cambiamenti nella pratica agricola, nell’ambiente, nelle abitudini alimentari, nelle condizioni sociologiche, ecc., Sono stati indicati come ragioni per la scomparsa di alcune varietà di formaggio, ma la reazione dei consumatori è probabilmente la ragione principale. Il mestiere era tradizionalmente tramandato, di solito di madre in figlia, con il passaparola o con l’insegnamento pratico, ma l’arte della produzione del formaggio era mantenuta viva dai monasteri in Europa. Occasionalmente, venivano prodotte alcune nuove varietà di formaggi, ma queste non avevano lo stesso successo di quelle registrate dai monaci. I monasteri, attraverso lo scambio di monaci, diffondono la conoscenza dei metodi di caseificazione. . Il mestiere era tradizionalmente tramandato, di solito di madre in figlia, con il passaparola, o occasionalmente, venivano prodotte alcune nuove varietà di formaggi, ma questi non avevano lo stesso successo di quelli registrati dai monaci. I monasteri, attraverso lo scambio di monaci, diffondono la conoscenza dei metodi di caseificazione. Sei paesi – Italia, Francia, Inghilterra, Olanda, Svizzera e Germania – sono considerati i “sei grandi” nella storia della produzione del formaggio. La maggior parte delle varietà di formaggio consumate oggi provengono da questi paesi. Sir Joseph Lister isolò per la prima volta il batterio del latte ora noto come Lactococcus lactis nel 1878. Dopo la sua scoperta, sono stati fatti tentativi di utilizzare colture selezionate di batteri lattici per fare formaggio, burro e latte fermentato. Il primo esempio dell’uso di una coltura selezionata per produrre latte fermentato è riportato nel 1890 dallo scienziato danese Storch, che ha usato ceppi selezionati per la panna acida per la produzione di burro. Prima dell’uso delle colture, il formaggio era prodotto da: 1. Inacidimento naturale con regolazione della temperatura 2. Aggiunta di latte di siero di latte acido o latticello 3. Aggiunta di antipasto fatto in casa. Intorno al 1870, Hansen in Danimarca mise sul mercato una preparazione commerciale di caglio e, all’inizio del 1900, mise sul mercato culture commerciali per la produzione di formaggio. Ciò ha dato una spinta alla produzione di formaggio su una scala più ampia. Ci sono circa 2000 nomi assegnati ai formaggi in base alla zona di origine del formaggio, paese, fonte di latte, metodo di produzione, contenuto di umidità, colture utilizzate, inventore, metodo di maturazione, ecc. Di questi, circa 800 varietà sono state ben consolidate. Possono essere classificati in 18 tipi distinti. La descrizione di oltre 400 varietà è stata fornita dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA).

Yogurth

Yogurt (yogurt) Come nel caso di molti altri prodotti a base di latte fermentato, non sono disponibili registrazioni precise sull’origine dello yogurt. Si ritiene che l’antico popolo turco in Asia, dove vivevano come nomadi, abbia fatto per la prima volta lo yogurt. Il primo nome turco per questo prodotto apparve nell’viii secolo come “yoghurut” e fu successivamente cambiato nell’XI secolo nella sua ortografia attuale. Una leggenda narra che un angelo abbatté una pentola che conteneva il primo yogurt, mentre un’altra fonte sostiene che gli antichi turchi, che erano buddisti, erano soliti offrire yogurt agli angeli e alle stelle che li proteggevano. Gli abitanti della Tracia erano soliti produrre latte inacidito chiamato prokish dal latte di pecora, che in seguito divenne yogurt. Nella Bibbia, è riportato che quando il patriarca Abramo intrattenne tre angeli, mise davanti a loro latte inacidito e dolce (Genesi VIII, 8). Gli antichi greci e romani conoscevano anche le preparazioni di latte inacidito. La bibliografia dell’imperatore romano Eliogabalum (204-222 d.C.) menziona due ricette per il latte inacidito. Antichi medici del Vicino e Medio Oriente prescrivevano yogurt o latti inaciditi correlati per curare i disturbi dello stomaco, dell’intestino e del fegato e per stimolare l’appetito. Esistono anche registrazioni sull’uso di latti inaciditi, in particolare lo yogurt, per la conservazione della carne contro il deterioramento durante l’estate. I primi scrittori del Medio Oriente menzionano l’uso di latte inacidito come cosmetici per le donne persiane. Tuttavia, gli studi sistematici sulle proprietà terapeutiche dei latti fermentati sono iniziati dopo la pubblicazione del libro Prolongation of Life di Metchnikoff. In questo libro, Metchnikoff attribuì la lunga vita del bulgaro. In questo libro, Metchnikoff attribuiva la lunga vita del popolo bulgaro al consumo di grandi quantità di latte bulgaro contenente Lactobacillus bulgaricus. Più tardi, si è scoperto che Lb. bulgaricus non può essere impiantato nell’intestino. Nella ricerca di un altro organismo che inacidisca il latte, Moro nel 1900 descrisse Lb. acidophilus, che era isolato dalle feci dei neonati ed è un normale abitante dell’intestino umano. Questo organismo potrebbe essere impiantato nel tratto intestinale e quindi è stato selezionato come candidato più adatto per la produzione di latte fermentato con un valore terapeutico più elevato. Una delle prime produzioni industriali di yogurt in Europa fu intrapresa da Danone nel 1922 a Madrid.

Dopo la Seconda guerra mondiale, e in particolare dal 1950, la tecnologia dello yogurt e la comprensione delle sue proprietà sono progredite rapidamente. Lo yogurt prodotto negli Stati Uniti per molti anni è stato un prodotto a cagliata morbida molto diverso dallo yogurt simile alla crema pasticcera preparato in Medio Oriente. Gli organismi coinvolti in questo primo yogurt commerciale erano Lb. bulgaricus e Streptococcus thermophilus. La fermentazione è stata effettuata ad una temperatura inferiore a quelle prevalenti in Medio Oriente. Questo prodotto assomigliava al prodotto a cagliata morbida comunemente usato nelle aree settentrionali dell’Europa. Il metodo di preparazione variava considerevolmente, ma il processo di base, utilizzando batteri lattici ad alta produzione di acido, era lo stesso. Sono stati introdotti nuovi criteri per la selezione della cultura nella produzione di yogurt. L’integrazione della flora dello yogurt con Lb. acidophilus e Bifidobacterium bifidus allo scopo di aumentare il valore di promozione della salute del prodotto ha portato a nuovi latti coltivati variamente chiamati ACO-yogurt, acidophilus-bifidus yogurt, Bioghurt e Biogarde.

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DiAlessandra Zarone

Vitamina K2 e Natto

Vitamina K2 e Natto

La Vitamina K2 è indicata per :

  • Osteoporosi
  • Arteriosclerosi

 

Dirige il calcio verso lo scheletro, prevenendo la deposizione in luoghi non appropriati, come gli organi, le articolazioni e le arterie.

La Vitamina K2 deriva dal Menachinone ,estratto dal Bacillus licheniformis.

Natto:

Natto appare intorno al 1000 d.C., si tratta di un prodotto della soia fermentata ad alto contenuto di proteine, calcio, ferro e vitamina B (niacina). Natto aiuta nella digestione del cibo nell’intestino, e  rende la pelle liscia e giovane.

Il natto è prodotto fermentando semi di soia interi, un processo che si dice abbia avuto origine con i monaci buddisti. Fare natto è un’operazione semplice; i semi di soia selezionati vengono puliti e immersi in acqua da 12 a 20 ore, a seconda della temperatura, fino a quando non sono circa raddoppiati di peso. I fagioli vengono cotti a 5 libbre di pressione del vapore per 12-15 minuti o fino a quando non possono essere schiacciati facilmente tra la punta delle dita. I fagioli vengono poi inoculati con Bacillus subtilis ( Bacillus natto ) aggiungendo la coltura inoculante e ruzzolando in un barile fino a quando gli organismi sono ben distribuiti. I fagioli vengono avvolti in un foglio sottile di carta di legno di pino e posti nella sala di fermentazione a 1 + 0 ° a 45 ° C. per I8 a 20 ore. Ogni confezione di natto prima della fermentazione contiene circa un terzo di un chilo di fagioli; durante la fermentazione perdono peso a un quarto di libbra. La stanza di fermentazione viene riscaldata con carbone all’inizio della fermentazione, ma dopo alcune ore il calore della fermentazione può essere più che sufficiente e potrebbe essere necessaria l’aerazione per evitare il surriscaldamento.

Per iniziare la fermentazione, i fagioli devono essere mescolati con un tipo speciale di batteri che viene elaborato in Giappone. In alternativa, è possibile acquistare un pacchetto di natto fermentato in un negozio di alimentari giapponese e mescolarne uno. Dopo aver mescolato, coprire la pentola con un coperchio aderente e mettere nel forno con una temperatura di 102-104 gradi F., che è la temperatura approssimativa del forno quando la luce pilota è accesa.

Storia

Uesugi Kenshin era un famoso guerriero che si contendeva il potere nella battaglia di Kawanaka-jima con Takeda Shingen della provincia di Kai, oggi prefettura di Yamanashi. Il tempo era il periodo degli Stati Combattenti (1470-1570). Uesugi, signore della provincia di Echigo (oggi parte della Prefettura di Niigata), era per natura retto e un sacerdote capace. Presumibilmente, quando teneva la soia cotta in paglia come provvista di campo di battaglia, veniva fermentata dai batteri natto, che la rendevano appiccicosa. Il prodotto era itohiki nattd. Sebbene sia plausibile che Uesugi abbia fatto studiare ai suoi uomini vari tipi di disposizioni sul campo di battaglia e che itohiki natt6 sia stato infine selezionato, non possiamo attribuirgli la sua invenzione; deve aver avuto una conoscenza preliminare del natto nel distretto di Tohoku. Alla fine della rivolta Zenkunen, il clan Abe si arrese a Yoshiie, e Abe no. La leggenda dice che Munetd insegnò alla gente come produrre natto e questo è il motivo per cui le persone nella prefettura di Kumamoto, Kyishd, lo producono oggi. Questa leggenda, come la precedente, indica il natto ha avuto origine a Tohoku. Tra le molte leggende su natto ce n’è una riguardante un vescovo buddista di nome Tenkai, un noto consigliere di Tokugawa leyasu. Tenkai ha riferito di aver vissuto per 135 anni, più a lungo di qualsiasi altro giapponese, grazie al suo mangiare una zuppa di natto, il suo piatto preferito. La zuppa Natto viene prodotta aggiungendo natto macinato alla zuppa di miso, in cui ci sono già vari ingredienti. Ad ogni anniversario della morte di Tenkai, molte persone abbiano mangiato zuppa di gatto al tempio Rinnd-ji di Nikko per celebrare la sua illustre memoria.

Studi scientifici

Le analisi chimiche del natto hanno rivelato che il processo di fermentazione genera notevoli quantità di vitamina K2. Natto in realtà si classifica come una delle fonti più ricche di vitamina. Studi sugli animali hanno concluso che una dieta ricca di vitamina K2 può prevenire la perdita di massa ossea. La ricerca giapponese ha dimostrato che le persone con osteoporosi hanno livelli di K2 più bassi rispetto alle persone che non hanno la malattia.

Molti giapponesi credono che il consumo regolare di natto abbassi la pressione sanguigna. Negli ultimi anni, questa convinzione è stata confermata da diversi studi clinici: nel 1995, i ricercatori hanno confermato la presenza di inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) nel natto. ricercatori di due istituzioni giapponesi – il Miyazaki Medical College e la Kurashiki University of Science and Arts – hanno lanciato studi per testare l’impatto del natto sulla pressione sanguigna sia nei ratti che negli esseri umani.

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DiAlessandra Zarone

Melatonina e Achillea

Melatonina e Achillea

Melatonina è :

  • Antiinfiammatorio delle mucose delle alte vie respiratorie
  • Miorilassante, decontratturante muscolare per contratture muscolari o stati dolorosi con forte componente muscolo-tensiva
  • Antispastico viscerale e respiratorio: Spasmi digestivi, coliche gastriche e addominali, asma bronchiale.
  • Antistaminico naturale, adatto per:
  1. Rinite allergica
  2. allergie stagionali
  3. eczema atopico

La Melatonina di origine vegetale si trova in una quantità interessante nell’ Achillea

 

Achillea, Achillea millefolium L.:

L’achillea è una pianta nativa europea, con una lunga storia come guaritore di ferite. In epoca classica, era conosciuto come herba militaris, essendo usato per fermare le ferite di guerra. È stato a lungo preso come un tonico amaro rinforzante e tutti i tipi di bevande amare sono stati fatti con questa pianta. L’achillea aiuta il recupero da raffreddori e influenza ed è benefica per la febbre da fieno. È anche utile per problemi mestruali e disturbi circolatori. Originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, l’achillea può essere trovata crescere spontaneamente nelle regioni temperate di tutto il mondo, nei prati e lungo i bordi delle strade. L’erba si diffonde attraverso le sue radici e le parti aeree vengono raccolte in estate quando sono in fiore. Nonostante i suoi numerosi usi e somiglianze con la camomilla tedesca, l’achillea è stata scarsamente studiata. L’erba e il suo olio volatile hanno dimostrato di essere antinfiammatori; gli azuleni sono anche antiallergici. I lattoni sesquiterpenici sono amari e hanno attività antitumorale. Achilleina e flavonoidi aiutano ad arrestare il sanguinamento interno ed esterno; i flavonoidi possono essere responsabili dell’azione antispasmodica dell’achillea. Studi di laboratorio indicano che l’achillea dilata i vasi sanguigni, abbassando così la pressione sanguigna. Funziona, in parte, come i farmaci convenzionali noti come ACE-inibitori, che sono comunemente prescritti per la pressione alta.

Usi tradizionali e attuali

Erba ginecologica, aiuta a regolare il ciclo mestruale, riduce il sanguinamento mestruale pesante e allevia il dolore mestruale.

Altri usi

In combinazione con altre erbe, l’achillea aiuta il raffreddore e l’influenza. Le sue proprietà toniche amare lo rendono utile per la digestione debole e le coliche. Aiuta anche la febbre da fieno, abbassa la pressione alta, migliora la circolazione venosa e tonifica le vene varicose. Pianta intera in fiore Achillea millefolium L.

Uno degli usi principali è come un vulneraria — un agente per fermare il sanguinamento delle ferite. Il nome latino Achillea onora Achille, e la leggenda afferma che  egli  usò un impiastro di fiori di Achillea per fermare l’emorragia dei suoi soldati feriti in battaglia. La tisana a base di pianta essiccata è utilizzata per raffreddori, febbri, anoressia, indigestione, infiammazioni gastriche e sanguinamento interno. Le qualità espettoranti, analgesiche e sudoripare di alcuni componenti forniscono sollievo dal raffreddore e dall’influenza. Sperimentalmente, gli estratti sono emostatici e antinfiammatori.

L’achillea è strettamente associata alla divinazione, dando origine a detti e versi in molte parti del mondo. In Cina i gambi di achillea sono usati per consultare l’I Ching (Libro dei Mutamenti). Oltre 40 diversi costituenti sono stati isolati dall’achillea. Questi includono un olio essenziale, che contiene azulene antinfiammatorio. Il contenuto di azulene varia tra le piante, anche nello stesso habitat. A. millefolium (achillea, milfoil, ferita del soldato).

Parti utilizzate

Pianta intera.

Proprietà

Erba aromatica, amara e astringente che riduce l’infiammazione, aumenta la sudorazione, allevia l’indigestione e ha effetti diuretici. È anche efficace nell’abbassare la pressione sanguigna, rilassare gli spasmi e arrestare l’emorragia.

Usi dell’erba medicinale:

Internamente per malattie febbrili (in particolare raffreddori, influenza e morbillo), catarro, diarrea, dispepsia, reumatismi, artrite, disturbi mestruali e della menopausa, ipertensione e per proteggere dalla trombosi dopo ictus o infarto. Esternamente per ferite, epistassi, ulcere, occhi infiammati ed emorroidi.

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DiAlessandra Zarone

Melatonina e Iperico

Melatonina e Iperico

Melatonina è :

  • Antiinfiammatorio delle mucose delle alte vie respiratorie
  • Miorilassante, decontratturante muscolare per contratture muscolari o stati dolorosi con forte componente muscolo-tensiva
  • Antispastico viscerale e respiratorio: Spasmi digestivi, coliche gastriche e addominali, asma bronchiale.
  • Antistaminico naturale, adatto per:

Rinite allergica

allergie stagionali

eczema atopico

La Melatonina di origine vegetale si trova in una quantità interessante nell’ Iperico:

Iperico

L’iperico fiorisce in molte aree del mondo e le sue virtù come medicina sono state utilizzate in Nord Africa, Sud Africa, Medio Oriente, India settentrionale, Australia e Nuova Zelanda, così come nelle Americhe e in Europa. Molte delle 370 specie di ipericum sono usate nella medicina tradizionale cinese e nel kampo, la medicina tradizionale giapponese.

Usato come medicina fin dai tempi di Ippocrate nell’antica Grecia, la storia dell’iperico è avvincente, quasi una favola. Rifiutata dagli scienziati medici del diciannovesimo secolo come inutile, l’erba di San Giovanni, o Hypericum perforatum per dargli il suo nome completo, è recentemente diventata una stella. “L’umile erba fa bene”, potrebbero dire i titoli dei giornali, e con buone ragioni. Un trattamento scientificamente provato per la depressione da lieve a moderata e il senso di inutilità e perdita di speranza che ne consegue, l’iperico sembra anche destinato ad avere un valore distinto nel trattamento di condizioni virali come l’HIV e l’AIDS e l’epatite C. Ha un potenziale reale come trattamento anticancro ed è un efficace guaritore di ferite e tessuti. La rinascita dell’interesse per le medicine a base di erbe che ha spazzato l’iperico nei titoli dei giornali riflette una nuova volontà nelle persone di provare tali rimedi. I risvegli dei farmaci a base vegetale si sono verificati prima negli ultimi 150 anni. Una differenza fondamentale questa volta è la quantità e la qualità delle prove scientifiche dietro il loro uso e i processi sempre più sofisticati utilizzati nella produzione di preparati a base di erbe.

L’iperico è stato apprezzato come guaritore di ferite o vulnerario per almeno 2.500 anni, con dozzine di riferimenti in erboristeria e farmacopee in tutta Europa che attestano la sua virtù nella guarigione dei tessuti danneggiati.

Dioscoride, un chirurgo dell’esercito greco e autore del primo grande trattato di erbe, De Materia Medica, raccomandò l’applicazione dell’iperico . Gli usi hanno incluso la pulizia di ferite sporche con olio di iperico da parte dei chirurghi nella sala operatoria, il trattamento di ulcere e piaghe e ferite interne e superficiali con infusione o olio. L’erba è particolarmente associata al trattamento di pugnalate e ferite di guerra – in alcune parti della Spagna è conosciuta come hierba militar – forse perché le ghiandole dell’olio traslucide punteggiate sulle foglie avevano l’aspetto di punture d’ago, ma anche perché l’erba lascia macchie color sangue sulla mano, quando raccolta o tritata.

L’erborista inglese del XVII secolo Nicholas Culpeper la descrisse come “una singolare erba ferita”;  bollito nel vino e bevuto, guarisce interiormente ferite o lividi; trasformato in un unguento, apre ostruzioni, scioglie i gonfiori e chiude le l ferite. Seguendo l’esperienza empirica di Culpeper di 350 anni fa, semplici estratti dell’erba presi internamente sembrano essere efficaci nello stimolare la riparazione dei tessuti. Ci sono prove che dimostrano che l’hipericum può aiutare la guarigione di lesioni interne come ulcere gastriche, così come le ferite esterne. In uno studio, la tintura di iperico (1:10) è risultata più efficace nella guarigione delle ferite superficiali della pelle, quando somministrata internamente, rispetto a una tintura di calendula (Calendula officinalis) applicata direttamente sul sito della ferita. L’iperico si è anche dimostrato più efficace della calendula nello stimolare la crescita di una nuova pelle. L’iperico, in particolare l’olio, è quindi un trattamento prezioso e sottoutilizzato per problemi topici come  lividi, tagli, abrasioni, estrazioni dentali ed emorroidi, herpes, piaghe e vesciche . La sua sicurezza lo rende anche un rimedio domestico molto utile per le ferite in generale. Allo stesso modo in cui l’iperico promuove la guarigione delle ferite sulla superficie del corpo, può essere utilizzato per incoraggiare la riparazione di parte della nostra pelle interna, in particolare il rivestimento dello stomaco.

L’olio di iperico è stato usato per secoli, in particolare in Germania, per trattare problemi infiammatori e ulcere nello stomaco. Il trattamento standard raccomandato è quello di prendere un cucchiaino di olio di iperico a stomaco vuoto mattina e sera. Il trattamento deve essere continuato per diversi mesi ed è più efficace se integrato con camomilla e cambiamento nella dieta . In uno studio clinico, gli alcolisti affetti da depressione e gastrite e/o ulcere gastriche hanno assunto infusioni regolari di iperico abbinato a psicoterapia: il trattamento si è dimostrato efficace dopo due mesi. Un altro problema meno grave anche se molto più comune, che potrebbe rispondere bene all’iperico, in combinazione con erbe come la menta piperita (Mentha piperita), è la sindrome dell’intestino irritabile, strettamente legata alla depressione.

Con una marcata attività astringente e antinfiammatoria, l’iperico può ridurre la diarrea e l’irritabilità all’interno dell’intestino, dove incoraggerà anche la riparazione della parete intestinale. Come antimicrobico può eventualmente avere qualche effetto sulla flora intestinale .

L’iperico era usato come medicina nell’antica Grecia, anche se c’è confusione su quali specie fossero effettivamente impiegate. Si pensa che Ippocrate abbia usato Hypericum come rimedio rinfrescante e antinfiammatorio, e nella successiva scuola ippocratica l’olio di iperico è stato usato per il trattamento della depressione. Il chirurgo greco Dioscoride, nel suo De Materia Medica, elenca quattro specie di iperico, che raccomanda per il sollievo della sciatica, per pulire i dotti biliari e per guarire le ustioni. Alcune specie sono raccomandate come diuretici e per stimolare le mestruazioni, e i semi, somministarti per 40 giorni, potrebbero essere usati per trattare le febbri croniche ricorrenti, compresa la malaria.

Plinio il Vecchio, un autore romano che scrive contemporaneamente a Dioscoride ma privo delle sue conoscenze mediche, semplicementesugegrisce l’erba contro i morsi di rettili velenosi. Galeno, medico dell’imperatore romano Marco Aurelio, e autore medico più prolifico del mondo antico, considerava l’iperico per le  qualità calde e secche, utile quindi per correggere o bandire un eccesso di umori umidi e freddi, e problemi legati al cervello e all’inverno.

È difficile scrivere di iperico senza tornare più e più volte a Paracelso, perché la sua scrittura su questa erba, come su altri argomenti, è sempre provocatoria. In particolare, la sua fede entusiasta nei poteri terapeutici dell’iperico – “Dio ha dato al Perforatum (erba di San Giovanni) la forza di inseguire i fantasmi della natura, i vermi, le ferite e le fratture ossee, e ogni scoramento”.

È veramente una medicina universale al di là della creazione dell’umanità” – è stata senza dubbio una delle ragioni per cui, cinque secoli dopo, i ricercatori in Germania hanno iniziato a esaminare il potenziale ruolo dell’iperico come antidepressivo. Le autorità precedenti hanno affermato l’uso della pianta per problemi che colpiscono i nervi, ma Paracelso è andato molto oltre nel sottolineare il suo valore nel trattamento degli stati depressivi. Molti degli erbari stampati in Europa nei secoli XVI e XVII, sia in tedesco, francese, italiano o inglese, hanno dato informazioni simili, ripetendo spesso le indicazioni date da Dioscoride, Galeno e dal medico arabo, Avicenna. Sia Hieronymus Bock che Matthiolus, che hanno prodotto due dei grandi testi erboristici dell’epoca, includono la guarigione delle ferite, l’ effetto emostatico (arresto del sanguinamento), diuretico, l’ effetto emmenagogo (stimolazione delle mestruazioni) e l’attività antimalarica.

L’olio di iperico era un popolare rimedio per ferite ed era incluso nella prima farmacopea di Londra (1616) come Oleum Hyperici. Molti erboristi davano ricette per la sua preparazione, in genere infondendo le cime fiorite in olio d’oliva in un barattolo di vetro trasparente e lasciandolo alla luce del sole per alcune settimane. John Gerard dà istruzioni più complesse per una ricetta che include vino bianco e trementina. Raccomanda che il processo venga ripetuto utilizzando una seconda quantità di erba per produrre un olio con forza sufficiente. Il testo inglese metà del XIX secolo “Our Useful Wild Flowers” nota che gli erboristi vendono ancora l’olio intriso di iperico per l’uso come vulnerario, e questo uso dell’erba continuò in Europa e in Russia, dove è sempre stata un’importante pianta medicinale.

Tra gli erboristi, e nelle zone rurali dove le tradizioni contadine sono rimaste saldamente radicate, l’iperico ha continuato ad essere utilizzato nel XIX secolo come rimedio per ferite, sciatica, problemi urinari e dei dotti biliari e stati nervosi.

Come regola generale, tuttavia, è stato visto come meritevole di poca attenzione come medicina, forse essendo di importanza economica come colorante rosso, per l’ipericina era stato isolato dall’erba nel 1830 dal chimico tedesco, Buchner. “Al giorno d’oggi sia l’erba che le sue proprietà sono allo stesso modo dimenticate”, lamentava padre Kneipp. In effetti, con l’emergere in Germania e negli Stati Uniti di nuove forme non ortodosse di pratica medica – omeopatia e naturopatia in particolare – le pratiche erboristiche tradizionali sono state rivalutate, e questo ha portato nel tempo a una rivalutazione dell’iperico. Kneipp stesso scrisse che l’erba aveva una particolare influenza sul fegato, poteva aiutare ad alleviare il mal di testa e a risolvere l’enuresi notturna nei bambini. Quest’ultima indicazione rifletteva la medicina popolare tedesca, in cui l’iperico era spesso usato per il quale l’iperico era spesso usato per l’enuresi notturna, nonché per incoraggiare le mestruazioni quando un periodo era “bloccato” o assente, per problemi uterini e per il catarro bronchiale. L’olio di Hipericum, piuttosto che l’erba stessa, continuò ad essere usato per ustioni e scottature sia nella medicina tradizionale che in quella naturopatica, le istruzioni per la sua preparazione furono incluse nella Farmacopea Wirtenbergica del 1847.

In Nord Africa, l’iperico è originario delle regioni superiori della Tunisia e del Marocco, dove è stato utilizzato principalmente per guarire ferite e ustioni e per disturbi digestivi. Nell’Anatolia meridionale in Turchia, è stato preso come decotto o infuso per mal di stomaco. Diverse altre specie di iperico trovate in Turchia sono anche usate in medicina.

All’interno della medicina ayurvedica, la principale medicina tradizionale dell’India, l’Hypericum perforatum ha più o meno le stesse azioni di quelle che si trovano in Europa: astringente, vermifugo, emmenagogo, diuretico, vulnerario.

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ALATO 37 (lafenicesas.it)

DiAlessandra Zarone

Centaurea, rimedio indicato nella prevenzione delle neoplasie

Centaurea, rimedio indicato nella prevenzione delle neoplasie

Questo articolo può esservi utile nella prevenzione delle neoplasie. Non è scritto a caso ma dedicato a mia zia Rita, che purtroppo è mancata anni fa… quando ancora non ero a conoscenza di certi rimedi…

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Centaurea nella Mitologia

 

ll nome botanico, centaurea, fu attribuito alla pianta da Linneo nel 1737, tale nome trova la genesi nella figura mitologica del centauro Chirone, creatura metà uomo e metà cavallo, caro amico del re degli dei, Zeus, e maestro di molte divinità.
Secondo l’antica leggenda Chirone era il centauro a cui Zeus aveva donato l’immortalità, un giorno, però, venne colpito con una freccia avvelenata, ad una zampa, da Hercules. Chirone che non poteva morire, per via della sua immortalità, e non poteva più rimettersi in piedi, a causa del veleno che aveva in corpo, riuscì, dopo una lunghissima sofferenza grazie alle sue sconfinate conoscenze a guarire, sul finire della primavera, preparando un impacco di fiori di fiordaliso appena sbocciati.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante simboleggia la leggerezza e la dolcezza. Secondo la tradizione europea donare un fiordaliso vuol dire amicizia sincera, mentre secondo le tradizioni orientali il fiordaliso è il fiore che gli innamorati donano alle loro amate come in augurio di ottenere la felicità.

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La concezione spagyrica e le proprietà terapeutiche della Centaurea

 

La funzione primaria è gioviniana, agisce su:

  • organi maschili
  • vene
  • fegato
  • ipofisi

La funzione secondaria sagittariana governa l‘Ipotalamo. In Spagyria viene utilizzata come febbrifugo .

Nella tradizione popolare viene definita “scacciafebbre”,”erba china”,”fiele di terra”, poichè ha sapore amaro.

 

  • E ‘un ottimo decongestionante de fegato, in quanto appartiene al segno del Sagittario, di conseguenza le sue proprietà si ripercuotono sulll’ipotalamo- che regolarizza le secrezioni ormonali  e la sua azione benefica agisce sugli organi genitali.
  • E’una pianta antisettica, cura il tetano, la peste, la difterite, il bacillo di Loeffler (ossia la difterite).
  • Si utilizza nella prevenzione  di neoplasie

Essenza floreale di Centaurea

 

Adatta a chi è:

  • Amorevole
  • Servizievole
  • Rischia di farsi sfruttare e dominare dagli altri
  • Scarsa autostima
  • Facilmente manipolabile

L’essenza  permette di :

  • Imparare a dire di no quando serve
  • Esser forti ed integri
  • Agire in base ai propri voleri
  • Essere saldi e fermi con se stessi

 

 

Se desideri approfondire le tematiche trattate, prenota una Consulenza Naturopatica in Studio o tramite  Whasapp/Messenger, in omaggio una miscela floreale adatta a te.

DiAlessandra Zarone

Zafferano

Zafferano

Lo zafferano vero (Crocus sativus), rimedio per Alzheimer e altre patologie, è una pianta della famiglia delle Iridaceae, coltivata in Asia minore e in molti paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia le colture più estese si trovano nelle Marche, in Abruzzo e in Sardegna; altre zone di coltivazione degne di nota si trovano in Umbria e in Toscana. Dallo stimma trifido si ricava la spezia denominata “zafferano”, utilizzata in cucina e in alcuni preparati medicinali.

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Zafferano e Mitologia Greca

Il termine greco “krókos” significa filo con allusione ai lunghi stami che caratterizzano questa pianta. Noto fin dai tempi della preistoria, si pensa fosse originario di Grecia e Asia minore, dato che veniva usato nell’antica Grecia, a Roma e nelle terre bibliche. Teofrasto ci ricorda che nei letti nuziali si spargevano i suoi stami odorosi.

Secondo una leggenda Croco era un giovane perdutamente innamorato della pastorella Smilax; egli fu trasformato da Venere in questo fiore. Per altri Croco fu ucciso da Mercurio e dal suo sangue uscì il croco. Gli antichi chiamavano questa pianta “Panacea dei vegetali” o “Re dei vegetali”.

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Zafferano nella Storia

Fu quasi sicuramente introdotto in Europa dagli Arabi nel X secolo, sebbene una leggenda narri che furono i Fenici a portarlo in Spagna, la nazione che viene tradizionalmente associata alla produzione di questa spezia. L’uso dello zafferano si è diffuso soprattutto in presenza di società con un’aristocrazia colta in grado di apprezzarne le qualità culinarie e una classe di schiavi o contadini che potesse sopportare le fatiche legate alla sua coltivazione; questi fattori spiegano la sua ascesa negli imperi romano, ottomano e mongolo e il suo relativo declino in tempi recenti. Si trovava anche sulle tombe come fiore di buon auspicio; divenne poi simbolo di bellezza giovanile, ma insieme assurge a emblema di impazienza, speranza e amicizia nelle avversità.

Si dice che fosse germogliato quando Paride si accinse a formulare il suo famoso giudizio sulla bellezza delle dee. I Romani, con la loro tipica stravaganza, lo usavano per ricoprire strade e sentieri, creando letteralmente un tappeto dorato per imperatori e principi, e si dice che, quando i soldati di Alessandro Magno entrarono nella valle del Kashmir, trovarono una tale quantità di crochi dello zafferano che persero la testa dalla gioia e ruppero le righe. Secondo il geografo e storico inglese del XVI secolo Richard Hakluyt, lo zafferano fu introdotto in Inghilterra di contrabbando per opera di un pellegrino che, tornando dalla Spagna, ne nascose un fiore nel suo bastone rischiando la vita, poiché questo tesoro spagnolo era gelosamente custodito per legge.

Zafferano nella Bibbia

Si cita questa pianta aromatica e odorosa anche nel “Cantico dei Cantici” “Giardino chiuse tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata. I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cifro con nardo, nardo e zafferano,cannella e cinnamomo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi”.

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Zafferano e  proprietà riequilibranti 

Secondo recenti studi lo zafferano pare avere diverse proprietà e benefici nei confronti dell’organismo umano; le proprietà dei principi attivi in esso contenuti hanno effetti benefici sulla parte del sistema nervoso responsabile del tono dell’umore e questa azione è stata testata in ambito clinico su persone affette da lieve stato di depressione dando esito positivo.

Le proprietà della zafferano si sono dimostrate utili anche in caso dei sintomi tipici della sindrome premestruale come gli sbalzi di umore e la tensione nervosa. Grazie alle ottime proprietà antiossidanti dei carotenoidi in esso contenuti anche la memoria e la capacità di apprendimento traggono benefici dall’assunzione della preziosa polverina; è allo studio l’ipotesi che lo zafferano sia in grado di inibire il deposito di alcune proteine presenti nel cervello umano quando si è in presenza della malattia di Alzheimer.

Già nell’antichità lo zafferano con le sue proprietà rappresentava un ottimo rimedio per diversi disturbi; in alcuni testi medici risalenti all’antica Persia già venivano sottolineati i suoi benefici rispetto alla modulazione del sistema respiratorio e alle infiammazioni dello stomaco.

Nello zafferano sono presenti la vitamina A, molte del gruppo B e la vitamina C; inoltre questa preziosa piantina è uno degli alimenti più ricchi di sostanze carotenoidi come il Licopene e la Zeaxantina. Il classico colore giallo acceso dello zafferano è dovuto alla crocina, mentre il tipico profumo si deve invece alla presenza di un’altra sostanza chiamata safranale.

Lo zafferano è conosciuto fin dall’antichità come rimedio per tutti i dolori, senza la pretesa di essere una medicina universale, è comunque una soluzione naturale per molti problemi di salute del nostro tempo.
In Oriente, lo zafferano è stato generalmente usato per trattare una moderata depressione; aveva la reputazione di portare allegria e la saggezza. Per questo motivo, si dice che ha proprietà afrodisiache per le donne.

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In Marocco, lo zafferano è parte di un rimedio tramandato di madre in figlia ancora usato per alleviare il mal di denti dei bambini, per uso esterno è un analgesico per le gengive.

Il rocus sativus lenisce la tosse e allevia il raffreddore. La dose giusta per bevande calde è da 0,5 g di 1 g per litro di acqua .

Nei massaggi : allevia il dolore , in particolare nelle infiammazioni della bocca . Viene utilizzato in polvere, puro o diluito con miele e applicato direttamente in bocca .

Nei brodi : stimola la digestione ( la giusta dose : 1 g per litro )

In pillole : laboratori utilizzano un estratto dalla parte superiore del pistillo che ha effetto sui neurotrasmettitori ed ha funzione antidepressiva naturale .

Se vuoi approfondire le tematiche emerse, contattami per un Consulto Naturopatico

DiAlessandra Zarone

La Naturopatia nella vita di ogni giorno

La Naturopatia nella vita di ogni giorno

La Naturopatia, entra armoniosamente  nella vita di ogni giorno, essa  si occupa di ripristinare equilibrio e benessere, in ciascuno senza pretesa di trasformare persone normali in bellezze del cinema, questo perchè ciascuno è bello a proprio modo, è originale,unico e irripetibile. La Naturopatia ed in particolar modo,la Floriterapia,disciplina di cui ci avvaliamo  con tutti coloro che ci chiedono aiuto e sostegno, rivaluta la persona, sostenendola a livello psico-fisico.

La certezza data dai Rimedi Erboristici

Riportiamo quanto detto dal nostro  Maestro, Edward Bach,nella lettera ai colleghi, 26 Ottobre 1936 a Mount Vernon, Sotwell, Wallingford, Berks:
“Ci è stato rivelato un Sistema di Guarigione finora ignoto a memoria d’uomo; oggi, con la semplicità dei Rimedi Erboristici, possiamo metterci in viaggio con la CERTEZZA, l’assoluta CERTEZZA, del loro potere per vincere la malattia.Quando le persone guariranno, diremo loro che le Erbe del campo che le stanno curando sono il dono della Natura, che è il Dono di Dio; così le riporteremo alla fede nell’AMORE, nella MISERICORDIA, nella dolce COMPASSIONE e nell’ONNIPOTENTE FORZA
DELL’ALTISSIMO.”

Naturopatia e Olismo

La concezione olistica del Naturopata non vede la malattia o il sintomo come un nemico da combattere, ma come manifestazione che il corpo e la psiche donano all’esterno per permette di risvegliare le proprie qualità. La vita di tutti i giorni è diventata motivo di notevole stress emotivo, psichico e fisico, con orari ristretti concessi all’alimentazione ed alla mancanza totale di tempo da concedere alle proprie risorse interiori come la creatività e la passione.

Imparare ad autocurarsi

Attraverso il Naturopata si potrà riscoprire un punto di vista più naturale di vivere che permette alla persona di imparare a ritagliarsi il tempo per autocurarsi attraverso metodi naturali e tecniche semplici per risvegliare la gioia di vivere.

Chi è il Naturopata

Il Naturopata è un consulente del benessere, una persona che si è preparata opportunamente per permettere alle persone che ad esso si rivolgono, di riscoprire il gusto di vivere, in modo armonico con la natura e con se stessi. Non occorre essere malati o avere dei particolari problemi per ricorrere ad un Naturopata, basta semplicemente voler sperimentare un modo diverso di concepire il benessere psicofisico ed il rapporto con il mondo esterno.

Approccio personalizzato in base al singolo individuo

La Naturopatia olistica propone un nuovo approccio personalizzato, incentrato sul benessere psicofisico e la graduale evoluzione personale attraverso:
  • miscele floreali
  • integratori spagyrici
  • intergratori a base di erbe 
  • integratori  ayurvedici
  • preparati aromaterapici per il benessere della persona e della casa
  • prodotti erboristici quali tisane, decotti, tinture madri, gemmoderivati
  • unguenti da massaggio
  • tecniche di rilassamento a mediazione corporea, dove la persona può ritrovare il suo equilibrio attraverso un profondo rilassamento psicofisico.

 

Contattaci o prenota da subito fra i seguenti trattamenti e consulti:

DiAlessandra Zarone

Alchemilla, antico rimedio femminile

Alchemilla, deriva, da alchimia perché gli alchimisti medievali utilizzavano le grosse perle di rugiada che si depositavano sulle foglie durante la notte, ed erano dette “acqua celestiale” o “acqua dei saggi”. All’origine del fenomeno, abbastanza singolare, vi è
un processo conosciuto come “guttazione”, che si verifica quando in condizioni di eccessiva umidità l’acqua non evapora: in questa occasione l’Alchemilla perde l’acqua da alcuni stomi fogliari, diversi però da quelli che servono ai normali scambi gassosi. “Gli alchimisti, riferiva il Durante affermano con ostinata verità con quest’erba congelasi
Mercurio.”

Alchemilla_mollis naturopata como

Non erano soltanto gli alchimisti a utilizzare l’Alchemilla, ma anche i medici che la consigliavano per curare le infermità femminilirassodare il seno.

“Dassi per venti giorni continui un cucchiaro per volta la polvere della secca in vino, o veramente in brodo con felice successo alle donne sterili, ove per lubricità d’humori non li rimanga il seme nella matrice “

  • Alchemilla ha proprietà vulnerarie e astringenti e si adoperano in infuso per riequilibrare l’intestino e il ciclo mestruale abbondante  in dose di 60 gr. in 1 litro d’acqua.

Alchemilla_vulgaris naturopatia lecco

 

  • È indicata nelle gengive infiammate e sanguinanti, ma anche per lavare le ferite, calmare le irritazioni e le infiammazioni delle mucose.
  • Esternamente si usa nelle contusioni.
  • Il decotto serve per tutti i dolori di testa, specialmente per indigestione di acqua nella stagione estiva, nei raffreddori, nelle infiammazioni degli occhi e nel mal di denti, facendo gargarismi.

Approfondisci le tematiche trattate con un Consulto Naturopatico

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DiAlessandra Zarone

La purificazione del corpo con i rimedi naturali

La purificazione del corpo con i rimedi naturali:

Gilbertus Anglicus (c 1180 -.. C 1250), si occupò di purificazione del corpo con i rimedi naturali.Egli è noto anche come Gilbert d’Inghilterra, è stato un medico inglese del periodo medievale. Egli è conosciuto soprattutto per il suo lavoro enciclopedico il Compendio di Medicina, (Compendio Medicinae) molto probabilmente scritto tra il 1230 e il 1250.

Nella purificazione dell’intestino, affetto da vermi e parassiti notiamo l’impiego, da parte di Gilbert, di miscele aromatiche, amare o acide, tra le quali Genziana, Serpentaria, Tithymalus (vedere anche qui)  e cucumis agrestis e clisteri di Assenzio, Lupinus, Scammonium, Aloe.

Per la purificazione del fegato affaticato, Gilbert usava la Sarracenia Trifera, l’ Electuarium psilliticum  e soprattutto la Dyantos Besonis. Erbe che non riesco a tradurvi.

Per la purificazione della milza, Gilbert dice,  che “Si tratta è un organo spugnoso contenente  la bile nera, prodotta dal fegato per la sua pulizia. Quindi la milza soffre di conseguenza di diverse malattie, quali  ostruzione, tumori, indurimento, ascessi, e talvolta flatulenza o pienezza. “I sintomi e il trattamento di ciascuna di queste patologie,
derivanti sia da calore o freddo, sono risolte con l’uso di vari rimedi erboristici composti recanti titoli di Dyasene, Dyacapparis, Dyaceraseos (una miscela di succo di ciliegia, miele, Cannella, Lentisco  e Scammonium) .

Oggi la purificazione del corpo avviene con altri rimedi, da me personalizzati in base alla tua costituzione,  ad esempio:

Tarassaco, Cicoria, Carciofo, Cardo Mariano, Bardana, Fumaria,Ortica, Frassino, Betulla e tante altre erbe.

Quali sono i criteri con cui ti suggerisco un rimedio erboristico?

  • In base alla tua costituzione ippocratica ( nel corpo circolano quattro umori: il flegma (la linfa), il sangue, la bile gialla e la bile nera. Se tra i quattro fluidi c’è equilibrio, si dà uno stato di salute, mentre con la prevalenza dell’uno o dell’altro umore, si crea uno squilibrio che determina la tendenza a malattie dell’uno o dell’altro tipo: malattie catarrali per la prevalenza del flegma, sanguigne per la prevalenza del sangue, biliose per la prevalenza della bile gialla, diatesiche per la prevalenza della bile nera…approfondisci questo argomento nel mio articolo precendente)
  • In base alle piante connesse al tuo archetipo, di cui parlo qui:  non tutte le erbe posso andare bene per tutti. Difatti la Spagyria ha rivalutato uno dei principi di Ippocrate, secondo il quale l’organo umano può essere curato da ciò che più gli è simile, quindi meglio assimilabile. Pertanto si ritiene che gli organi dell’uomo si ritrovino nelle forme e nei colori di alcuni prodotti della natura e che la rassomiglianza fra gli uni e gli altri indichi la presenza del medesimo archetipo regolatore, il cui potere può essere estratto e introdotto nell’organo carente di tale potere, quindi malato, per ripristinarne le funzioni.

 

Se vuoi approfondire questa tematica, prenota il tuo Programma Detox nel mio Studio, oppure  on line tramite Skype.

 

 

 

 

DiAlessandra Zarone

Ortica, rimedio naturale

Ortica, rimedio naturale 

Ortica è un rimedio naturale. E’ una pianta erbacea perenne e spontanea, frequente nei luoghi incolti, tra siepi, ruderi e macerie.
Ortica è  nota fin dall’antichità per le sue proprietà astringenti e per la polarità d’azione a livello delle pelvi. Nel secolo xvi viene utilizzato nella leucorrea e nelle metrorragie.

 

Proprietà curative dell’Ortica :


Ha azione diuretica, depurativa, antiinfiammatoria intestinale, normalizza il cuoio capelluto. Una pianta dalle molte proprietà poiché contiene proteine, zolfo, calcio, ferro e potassio. Ha azione  emostatica. Le sue radici bollite per mezz’ora nel latte sono un efficace rimedio contro i calcoli biliari; i cataplasmi di foglie pestate curano le ferite.
Il decotto d’ortica è mano santa contro tosse e raffreddori, come ricordava già Catullo.

La lozione di radici tritate in acqua e aceto, serve per per arrestare la caduta dei capelli ed eliminare la forfora. I biscotti fatti con semi pestati e lavorati con farina di segale, miele e acqua frenano l’incontinenza; i fiori a loro volta curano catarri, idropisia.

Ortica e Plinio il Vecchio:

L’ortica ha anche un’altra virtù già ricordata da Plinio: quella di eccitare alla voluttà e di facilitare i parti. In realtà il naturalista latino si limitava a scrivere che il seme bevuto con la sapa apriva l’utero in caso di contrazioni isteriche, mentre le foglie sfregate sui genitali spingevano le femmine dei quadrupedi riluttanti ad accoppiarsi: forse perché li infuocavano .

Castore Durante dice che…

Castore Durante, medico e botanico rinascimentale, credeva alle sue virtù afrodisiache: “Le frondi delle ortiche, cotte in vino e bevute provocano l’orina, purgano i lombi e eccitano venere”.

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DiAlessandra Zarone

Lino, antico rimedio naturale per bronchi ed intestino

Lino, antico rimedio naturale per bronchi ed intestino:

Il Lino, è un antico rimedio naturale per bronchi ed intestino. E’ considerato simbolo solare e dunque del divino, il lino è stato adottato dai sacerdoti in India, in Egitto, in Asia Minore, in Roma e nella cristianità.

Il Lino nella cultura mediterranea:

A Roma lo indossarono per un certo periodo soltanto le vestali come simbolo di purezza. La dea egizia Iside fu detta “linigera” perché i suoi sacerdoti vestivano di lino Il lino oggi più coltivato è il Unum usitatissimum, un’erba annuale dal fusto eretto, ramificata soltanto superiormente, alta fino a un metro, con foglie lisce al margine e fiori sommitali con petali azzurri.

Il Lino nell’Historia Naturalis:

Plinio lo apprezzava moltissimo, tanto da intitolare una sezione della sua Naturalis Historia «Caratteristiche e proprietà sorprendenti del lino», enumerandovi quelle che considerava proprietà meravigliose, prima fra tutte la sua utilizzazione come tessuto per le vele veniva usata per confezionare gli stoppini delle lucerne.

Castore Durante, medico e botanico, cita il Lino:

Era ed è apprezzato per le sue proprietà curative. «Il seme del lino pesto» scrive Castore Durante «e mescolato con pepe e mele, messo alla quantità d’una noce, mitiga la tosse e provoca gli appetiti venerei. Cotto in acqua melata e bevuto, giova all’infiammationi interne, e mitiga ogni sorta di dolori. Tolto con mele in forma di lettuario,purga il petto, facendo sputare, e lenisce la tosse.

I semi di lino sono emollienti, lassativi, vermifughi; leniscono le infiammazioni di bronchi, denti, pelle, intestino.
La farina ottenuta con la loro macinazione, una polvere di color giallo- bruno, untuosa al tatto, serve per preparare quei cataplasmi che da applicare sul petto.

Folklore:

In Germania,quando un bambino stentava a crescere o a camminare, nella notte solstiziale di San Giovanni Battista lo si metteva tutto nudo su un prato, poi si seminava il lino su di lui e sull’erba.

Soffri di problematiche bronchiali e intestinali? contattami per una consulenza naturopatica volta al riequilibrio naturale, tramite una corretta alimentazione (ne parlo qui e qui   in sinergia con i  rimedi erboristici più adatti alla tua tipologia. Leggi il mio articolo sull’importanza della personalizzazione dei rimedi  in base alla tua persona.

 

 

DiAlessandra Zarone

Noce, antico rimedio naturale per la cute

Noce, antico rimedio naturale per la cute:

Il noce, è un antico rimedio naturale per psoriasi e dermatiti. E’ connessa alla Grande Madre ed il noce ha sempre avuto una duplice valenza, di vita e di morte, luminosa e cupa. Il frutto venne consacrato anche a Giove. Nux iuglans, Iovis glans, ghianda di Giove: nome rimasto nella classificazione botanica, in cui il noce è detto Juglans regia. Dioscoride intuì l’azione dell’olio di Noce nella Tenia (Parassita intestinale).

 

Il Noce nelle cure antiche:

Nel medioevo il frutto, simile all’encefalo, secondo la “similitudine delle signature” ne suggerì l’impiego nella cefalea. Anticamente,  le foglie ed il mallo venivano usati come “elisir” della giovinezza” per la marcata attività depurativa ed eudermica. E altresì indicato per diabete, linfatismo, diarrea, leucorrea (uso esterno), acne, dermatiti, psoriasi.

«Furono queste noci» riferisce Castore Durante :”Chiamate ghiande di Giove ne i primi tempi del mondo dagli uomini”

Cosa contiene:

Contiene glucidi, protidi, sali minerali (soprattutto zincorame), e le vitamine A, B2, PP, B5. Anche le foglie e il mallo dei frutti hanno proprietà medicinali, come notavano già gli Antichi e ha confermato la moderna fitoterapia.

Tradizione folklorica:

La convinzione che streghe e demoni prediligessero il noce per i loro sabba era diffusa in tutta l’Italia.
A Roma una leggenda narra che la chiesa di Santa Maria del Popolo fu costruita per ordine di Pasquale II nel luogo in cui precedentemente vi era un noce intorno al quale migliaia di diavoli danzavano nel cuore della notte. Anche a Bologna si credeva fino al secolo scorso che le streghe si riunissero sotto queste piante, specialmente nella notte di San Giovanni.
In Sicilia, si credeva che, portata in tasca, preservasse dai fulmini e da ogni sortilegio, accelerasse i parti lenti, propiziasse il successo, debellasse la febbre. Nella terra d’Otranto le donne la portavano in tasca per difendersi dal malocchio e dalle malattie.

Nelle campagne si dice ancora oggi che non conviene riposare e tanto meno dormire all’ombra di un noce perché è facile risvegliarsi con una forte emicrania se non addirittura con la febbre. E si crede che, se le radici dell’albero penetrano nelle stalle, faranno deperire il bestiame.
Effettivamente le sue radici, come le foglie, contengono una sostanza tossica, la iuglandina, capace di provocare la morte di molte piante che crescono nelle vicinanze.

Le signature ed il Noce:

Nel XVII secolo, sulla scia della teoria dei segni secondo la quale il simile cura o colpisce il simile, si sosteneva che la noce fosse in grado di curare i disturbi del cervello perché ne era la riproduzione vegetale: l’involucro esterno, verde e carnoso, avrebbe rappresentato il cuoio capelluto, il guscio duro il cranio, la pellicola interna le meningi e la pia mater, mentre il nocciolo interno, convoluto e diviso in due, avrebbe simboleggiato gli emisferi del cervello.

 

E’ possibile prevenire le problematiche trattate, attraverso una corretta alimentazione in sinergia con i rimedi erboristici, prenota ora la tua consulenza naturopatica.

DiAlessandra Zarone

Naturopatia Como: Cicoria_ rimedio naturale per depurarsi dalle tossine

Naturopatia Como: Cicoria_ rimedio naturale per depurarsi dalle tossine:

Cicoria è un importantissimo rimedio naturale per depurarsi dalle tossine. Il nome ha radici così antiche da non poterne rintracciare la provenienza e, tanto meno, il significato; i Greci la chiamavano kichora e ne conoscevano le grandi virtù terapeutiche.

Cicoria contiene preziosi sali minerali e vitamine:

Ogni sua parte è benefica e salutare, le foglie, ricche di sali minerali e vitamine, giovano al fegato; per l’alto contenuto di nitrato di potassio e principi amari è depurativa del sangue, buon digestivo e leggero lassativo, utile nei casi di dermatosi pruriginose dovute a problemi epatici.

Forse non sapete che…

Il decotto di fiori è un eccellente impacco per le piccole imperfezioni della pelle.
Il botanico tedesco Conrad di Megenberg, vissuto nel XIV secolo, chiamò la cicoria “sponsa solis“, sposa del sole, e nella tradizione popolare di tutta la Germania era nota come erba del sole o del solstizio.
Per assicurarsi  l’amore di colui che si ama bisogna raccoglierla usando particolari accorgimenti: non si deve sradicare con le mani ma con una moneta d’oro nel giorno dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno.

Secondo un’antica leggenda bavarese una giovane principessa venne abbandonata dal suo sposo, sedotto da una ninfa.
Dopo giorni di lacrime e dolori, la principessa, poco prima di morire, esclamò: “Vorrei morire e non lo vorrei, per rivedere il mio amato dappertutto”, il suo desiderio venne esaudito ed è per questo che il fiore della cicoria è chiamato wegwarte :” Guardiana delle strade”, essa è donna gentile che attende sempre con dolore il suo amante.
Secondo un’interpretazione la ninfa, rivale della principessa, simboleggia la notte che ogni sera attira nelle sue braccia il sole, il principe, il quale con il nuovo giorno ritorna alla sua sposa, l’aurora, simboleggiata dal fiore della cicoria che si apre al primo raggio.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta la Frugalità e la Temperanza.

A scopo gastronomico si utilizzano le foglie della rosetta basale, sia in insalata che lessate e condite nel solito modo.
Se vuoi approfondire la tematica della depurazione naturale, di cui parlo nel mio articolo , prenota la tua consulenza nel mio Studio o via skype.

DiAlessandra Zarone

Naturopatia Desio: Consulto alchemico – spagyrico

Naturopatia Como: Consulto alchemico – spagyrico:

Il Consulto alchemico-spagyrico è uno degli strumenti “olistici” del naturopata è l’applicazione del concetto alchemico nella comprensione della persona nella sua totalità.

In questo consulto la simbologia e l’analogia sono fondamentali. « Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso, tutto ciò che è in basso è come ciò che è in alto. E questo per realizzare il miracolo di una cosa sola da cui derivano tutte le cose, grazie ad un’operazione sempre uguale a se stessa. »
(Ermete Trismegisto “La tavola di Smeraldo”).

A contatto con l’Archetipo:

Con la Spagyria si entra in contatto con l’Archetipo delle piante che risuonano con la sua personale frequenza astrale. Le piante conducono alla guarigione, poiché sono in sintonia con gli influssi planetari del momento in cui la persona è stata concepita.
E’ dunque possibile ripristinare l’armonia del corpo – microcosmo e macrocosmo- attraverso l’analisi di pianeti, secondo i trattati di Paracelso.

La Spagyria:

La Spagyria si basa sulla convinzione che nell’uomo sano le forze dense e sottili sono in perfetto equilibrio e che la malattia interviene quando tale equilibrio è spezzato.
La malattia dipende dunque da squilibri energetici che si manifestano solo in un secondo momento anche sul piano fisico.
Per curare la malattia è necessario agire innanzitutto sulle parti piú sottili dell’uomo.
La Spagiria afferma che vi è una unità fondamentale, un’ origine comune tra le differenti manifestazioni della natura, considera pertanto le relazioni che intercorrono fra il microcosmo (l’uomo), il macrocosmo locale (i tre regni minerale, vegetale e animale) ed il macrocosmo (il cosmo).

Cosa accade al momento del concepimento:

Al momento del concepimento, l’anima dell’uomo risuona con tutto il macrocosmo, con la posizione degli astri e con il momento presente che rimane impresso come caratteristica nell’essere.
Attraverso questa “fotografia” la persona risuonerà in sincronia con la posizione degli astri rientrando in determinati tipi di corporature, caratteri e psicologia.

Il corpo e le leggi dell’Universo:

Il corpo, per sua costituzione, è sano e perfetto, ciò che lo rende malato, è l’influsso delle disarmonie spirituali (o delle cattive disposizioni, nel caso di affezioni ereditarie). All’interno dell’uomo, come su tutta la superficie del corpo, è riprodotto un firmamento con tutte le stelle attraverso una mimesi in perfetta concordanza con il firmamento del cielo. Paracelso quindi indaga in due direzioni: da una parte va alla ricerca dei segni esterni, scoprendo gli effetti individuali, sensibili e psicofisici della malattia; dall’altra procede parallelamente alla ricerca degli effetti invisibili ed insondabili presenti in quella parte uguale per tutti gli esseri animati ed inanimati, la parte eterea o corpo astrale, che rispecchia fedelmente le leggi dell’universo. Quest’ultima parte è chiamata anche limbus, lembo dell’universo, proprio per evidenziarne i parallelismi.
Gli effetti della malattia si compiono sulla parte psicofisica dell’individuo, ma l’origine proviene dal limbus, cioè dalla parte invisibile e celeste.
La terapia paracelsiana consiste nella scoperta dei rimedi erboristici  adeguati ai singoli mali.

A chi è rivolto il consulto alchemico-spagyrico:

E’ rivolto a colui che desidera entrare in contatto con l’Archetipo delle piante che risuonano con la sua personale frequenza astrale, ripristinando l’armonia del corpo – microcosmo e macrocosmo, attraverso l’analisi di pianeti, secondo i trattati di Paracelso.

Prenota ora la tua  consulenza nel nostro Studio o via skype.